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giovedì 6 novembre 2008

Mario: per il compleanno voglio lo scudetto

Ieri, 5 novembre 2008, il patron dei San Pietroburgo Mutes Mario ha compiuto 35 anni. Per il magnate russo nessun festeggiamento particolare ma solo tanto lavoro. Infatti, alle ore 9 Mario si è presentato presso il centro sportivo dei Mutes e ha chiamato a rapporto tecnico e giocatori facendogli una sola richiesta: "Per regalo voglio lo scudetto". Quindi, ha seguito la seduta di allenamento mattutina ed ha pranzato con la squadra. A fine pranzo il presidente ha concesso ai giocatori uno strappo alla regola offrendo a tutti un fetta di torta ed un calice di Cristal. Tra i giocatori che hanno maggiormente ecceduto nei festeggiamenti segnaliamo il colombiano Zuniga il quale, a digiuno da diversi giorni, pare abbia mangiato ben 5 fette di torta oltre alle 35 candeline di cera.

domenica 5 ottobre 2008

Crisi mutui, serve un intervento dello Stato


Basta ai «castelli di carta costruiti e venduti spesso in modo delinquenziale a cittadini e rispamiatori. Bisogna tornare alla base all’economia reale». Lo ha detto la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, parlando della crisi dei mercati dal palco del convegno dei giovani di Confindustria. «È entraro in crisi deflagrante - ha detto - un sistema finanziario simultaneo universale, dalle dimensioni impressionanti, basato sulla droga monetaria, costruito sul nulla, slegato dall’economia reale, dagli scambi commerciali, dal lavoro, dalla produzione, dalle tecnologie». «Nell’emergenza - ha detto la presidente di Confindustria - lo stato ci deve essere ma poi bisogna ripristinare il mercato ben regolato. Soprattutto in Europa e in Italia non ci devono essere alibi per tornare al controllo pubblico sull’economia. Dobbiamo dire no alla chiusura dei mercati, alle lusinghe del protezionismo che provoca il crollo degli scambi e del benessere». «Oggi - ha aggiunto - il vero tema è l’impatto sull’economia reale». Per la Marcegaglia occorre inoltre preparare anche in Europa «un piano di intervento» e non far mancare il credito alle imprese. Poi parlando sempre dei rimedi alla crisi (foto http://www.immobiliareblog.it) la presidente ha detto che «è il momento di fare forti tagli alla spesa pubblica improduttiva che continua a crescere e a liberare risorse per investimenti pubblici che sono fondamentali in un momento come questo». «È necessario ripartire - ha aggiunto - dalle cose concrete: dalle infrastrutture, dalle grandi opere pubbliche che possono essere un forte volano per il sistema economico e possono contribuire ad uscire da questa crisi». Sulla riforma dei contratti «serve un grande impegno da parte di tutti». Se così non dovesse essere «valuteremo insieme, come sistema di Confindustria, ogni opzione». Lo ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel corso del suo intervento al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria. «Sarebbe grave toccare con mano che qualcuno antepone logiche di potere all’interesse reale dei lavoratori», ha affermato. Secondo Marcegaglia, «restare immobili, aggrapparsi all’esistente, può rivelarsi un errore fatale». È necessario, sottolinea quindi, «affrontare con serietà la grande emergenza della crisi di produttività che da almeno 10 anni frena la possibilità di sviluppo della nostra economia». L’altro grande problema è, per il leader degli industriali, «il potere d’acquisto dei salari e dei lavoratori: cerchiamo le soluzioni possibili per migliorare la condizione di chi ha redditi più bassi». L’unica strada possibile per far crescere i salari, secondo Marcegaglia, «è quella di legare gli aumenti agli incrementi della produttività: proporre altre strade significa vedere illusioni pericolose». A questo punto, rivogendosi alla Cgil afferma: «Lo dico con chiarezza a chi cerca di confondere i lavoratori diffondendo cifre sbagliate e fantasiose. A chi racconta, a un paese preoccupato per il proprio futuro, che la strada del conflitto senza regole è il modello da perseguire. Questo è esattamente ciò che una classe dirigente non deve fare: spacciare favole per non assumersi responsabilità». In questi mesi, prosegue, «abbiamo fatto un buon lavoro. Abbiamo costruito un’ipotesi di modello contrattuale» che «può far crescere le buste paga in modo concreto: 2.500 euro nei prossimi tre anni, quasi 800 in termini reali, cioè al netto dell’inflazione». La proposta, riferisce infine, sarà dettagliata nel prossimo incontro del 10 ottobre a Cisl e Uil. Emma Marcegaglia spera ancora in un ripensamento della Cgil sulla riforma dei contratti: «Voglio ancora credere - dice parlando a Capri - che il brusco e inspiegabile cambio di atteggiamento della Cgil, che abbiamo registrato mentre ci si avvicinava a un’ipotesi di soluzione, possa essere oggetto di un ripensamento». (fonte www.lastampa.it)

mercoledì 24 settembre 2008

Nuovi guai giudiziari per l'Inter


Riprendiamo da Dagospia il pezzo pubblicato a firma di Walter Galbiati per “la Repubblica”.

Quel titolo valeva tra 4 e 5 euro per azione. Invece le banche e la famiglia Moratti lo hanno piazzato sul mercato a 6 euro. E per farlo, secondo la ricostruzione del consulente tecnico della procura di Milano, Marco Honegger, non avrebbero pubblicato alcuni dati rilevanti nel prospetto informativo. Che la quotazione di Saras, la società di raffinazione di Sarroch, non fosse stato un grande affare per il mercato, lo si era capito fin da subito, quando il giorno successivo alla quotazione, avvenuta il 18 maggio 2006, il titolo aveva perso oltre il 10 per cento del suo valore. Il consulente tecnico ha ricostruito in un documento di oltre 400 pagine i motivi di quella debacle. E ha ipotizzato che l´incasso della quotazione sia servito soprattutto a un ramo della famiglia, quello di Massimo Moratti, per far fronte ai debiti dell´Inter. Con un contestuale danno per il mercato di 770 milioni. Tutti, gli analisti, i banchieri e gli investitori istituzionali avevano capito, durante le varie tappe che hanno portato la Saras in Borsa, che quella valorizzazione era troppo elevata, eppure nessuno ha fatto nulla per correggere il tiro. Un dato è emerso chiaramente dall´analisi di Honegger: l´utile di gruppo, il principale indicatore su cui calcolare il valore della società, era "gonfiato". "Si è potuto riscontrare che l´informativa da Prospetto - scrive il consulente - non aveva evidenziato l´esistenza di una considerevole componente di utili non ricorrente nei dati storici, dati unici su cui basarsi per la decisione di investimento (quantomeno per il pubblico indistinto)". La mancanza si riferisce all´utile 2005, pari a 292,6 milioni di euro. Una cifra riportata tale e quale nel prospetto, senza avvisare i risparmiatori che il dato era "gonfiato" da utili derivanti dalle scorte di magazzino. Dalla documentazione sequestrata dalla Guardia di Finanza presso Jp Morgan, una delle banche advisor per la quotazione, invece, emerge chiaramente che nei report su Saras redatti prima della quotazione, gli analisti, compresi quelli di Morgan Stanley e Caboto di Banca Intesa (gli altri due advisor dei Moratti) prendono in considerazione gli utili depurati ("comparable") per calcolare il valore delle società di raffinazione. Gli unici a non farlo sono quelli di Jp Morgan. La stessa Saras, come sostiene il consulente, si accorge dell´errore e a partire dal comunicato stampa del 25 ottobre inizia a fornire i dati di utile relativi ai trimestri, così come lo richiede la prassi degli analisti. A febbraio 2007, in un altro comunicato, la società svela che l´utile netto rettificato per il 2005 è di 230 milioni di euro. Con questi profitti, il valore per azione di Saras sarebbe stato tra i 4,1 e i 5,1 euro e non tra i 5,25 e i 6,5 euro, come indicato nel prospetto. Non vi è nessuna giustificazione di un prezzo di 6 euro nemmeno negli studi delle tre banche che hanno partecipato alla quotazione: "Sulla base delle valutazioni rettificate delle banche d´affari partecipanti all´operazione, il range avrebbe dovuto collocarsi tra i 4 e i 5 miliardi di euro (ossia tra i 4,4 e i 5,6 euro per azione); dunque inferiore di 700 milioni a quello definito in Prospetto Informativo", sostiene la consulenza. Non è un caso, quindi, che le quotazioni di Saras, dal giorno dello sbarco in Borsa a oggi, si siano allineate ai valori stimati dagli analisti. Se n´erano accorti fin da subito gli investitori istituzionali del calibro di Morley, Strategic Market Analysis, Moore, Plutus, Generali e Polygon, che già in fase di quotazione ("bookbuilding") avevano ridotto significativamente o cancellato gli ordini di acquisto. Perché allora spingere il prezzo di quotazione? Le email sequestrate dagli inquirenti offrono qualche indicazione. "È vitale che davanti al prezzo ci sia un 6", scriveva il numero uno di Jp Morgan, Federico Imbert, a un suo collega, mentre il bookbuilding attraversava una fase critica. Jp Morgan, oltre alle commissioni per il collocamento, otterrà, cosa taciuta nel prospetto, anche il mandato dalla famiglia Moratti per gestire attraverso la sua filiale di private banking, i lauti proventi della quotazione. Un altro banchiere di Jp Morgan, Emilio R. Saracho (probabilmente del private banking) svela in una email un ulteriore dettaglio: "Devi essere al corrente del fatto che abbiamo ottenuto 1,6 miliardi di euro, cioè da entrambi fratelli, ma uno dei due deve ripagare 500 milioni di debiti, e così quella parte non la vedremo per lungo tempo". Sempre Imbert, il 14 marzo 2006, alza il sipario sui presunti interessi di Banca Intesa: "Parlato a lungo con Micciché di Intesa. È contento del lavoro fatto insieme su Saras e Intercos. È personalmente a disposizione per stimolare forza vendita specialmente su Saras. Chiede di informarlo se vediamo problemi o sgranature. Tiene ovviamente molto al successo data l´esposizione sua e di Passera con i Moratti. È stato da lui Galeazzo Pecori Giraldi di Morgan Stanley consigliando di non esagerare sul prezzo. Lui crede che lo faccia per invidia nei nostri confronti". In un documento, poi, trovato presso la Jp Morgan, intitolato "Materiale di discussione", si spiega la scelta di affiancare un aumento di capitale, non necessario, alla vendita di titoli da parte della famiglia. Se così non fosse, "verrebbe evidenziata una scarsa propensione ad investire e si darebbe l´idea che la proprietà vuole solo fare cassa, prestando il fianco a critiche su altre iniziative (metti i soldi nell´Inter)".

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